• gli insediamenti

Nonostante la sua natura vulcanica, o proprio grazie ad essa e alla conseguente fecondità della terra, le falde del Vesuvio e le pianure circostanti furono intensamente abitate sin da tempi antichissimi.
I primi insediamenti stabili documentati nell’area vesuviana risalgono alla più antica età del bronzo, quando un antico villaggio fu distrutto dall’ultima eruzione del Somma antico. In generale, si presume che tutta l’area fosse all’epoca occupata da popolazioni indigene. Molte tradizioni storiche attribuiscono ai principali centri dell’antichità, Ercolano e Pompei, origini autoctone anche se, successivamente, irretiti culturalmente e politicamente dal dominio greco prima e romano poi.
In epoca romana la città più importante fu senz’altro Pompei, ricco centro commerciale che prosperava con le antiche consuetudini di scambio del suo porto fluviale presso la foce del Sarno. Ugualmente nota, ma sicuramente caratterizzata da una vita più tranquilla, fu Ercolano.
Altri centri nell’area vesuviana furono: Veseri (nel tratto di pianura che divide il Vesuvio dagli ultimi rilievi napoletani), Sola o Sora (presso l’attuale Torre del Greco), Cassa, Leucopetra (Pietrarsa), Civita e Oplonti.
Lungo il versante orientale, invece, più che insediamenti di carattere urbano sorsero numerose ville rustiche. Pare che la maggior parte dei fianchi nord-orientali appartenessero a un esteso latifondo di proprietà della gens Octavia, si ritiene che nel territorio dell’Octavianum praedium (da cui il nome dell’attuale Ottaviano) sorgesse una villa dimora dei primi imperatori di Roma. Secondo alcuni questa villa sarebbe identificabile con alcuni ruderi di età romana messi in luce in località “Starza della regina” presso Somma Vesuviana.
L’eruzione del 79 d. C. ridusse l’intera area a un cumulo di macerie. Tornò a popolarsi molto lentamente e per lungo periodo le notizie circa il Vesuvio e i suoi abitanti restano piuttosto rade. Nel II secolo d. C. nacque una nuova città nei pressi della Pompei distrutta, un modesto insediamento rimasto spopolato nel IX sec., forse a causa dell’attività vulcanica o delle incursioni piratesche.
Durante il periodo del Ducato di Napoli, l’area  vesuviana fu caratterizzata dalla nascita di tutta una serie di casali che spesso rappresentarono il nucleo originario di vere e proprie cittadine, fu così per Portici, Risina (Resina), Somma e Massa fra le altre. La concentrazione di casali lungo la costa fu maggiore, nonostante più insicura a causa delle incursioni piratesche. In effetti, i due versanti del Vesuvio, quello litorale e quello interno, ebbero sviluppi piuttosto diversi. Nel versante nord-orientale, già nel basso Medioevo, faceva spicco il Castrum Summae, fortificazione a difesa dei circostanti territori agricoli, che crebbe ulteriormente di importanza nel periodo angioino-aragonese, quando la famiglia regnante vi stabilì una propria residenza.
Per lunghissimo tempo i territori nord-orientali del Vesuvio sono rimasti caratterizzati dalle attività rurali, così che la crescita dei centri urbani è stata relativamente lenta. Al contrario, il versante del litorale e quello meridionale hanno ricevuto una sempre crescente spinta allo sviluppo urbano: a Torre Annunziata alla tradizionale attività molitoria, già nel 600, si aggiunse una fabbrica di polvere da sparo trasferita dalla capitale dopo la rivolta di Masaniello. La successiva istituzione (1758) di una fabbrica d’armi, fece di Torre Annunziata un vero insediamento industriale. L’area del litorale più prossimo alla capitale assunse col tempo una sempre più marcata funzione residenziale: la costruzione del palazzo reale di Portici, iniziata nel 1738, e la realizzazione del primo tratto della via delle Calabrie (che ricalcava una più antica traccia viaria snodantesi lungo il litorale vesuviano), che si congiungeva alla via Marina di Napoli, stabilì la direttrice dello sviluppo urbano sia della capitale che dei comuni vesuviani attraversati dalla nuova strada. Nei secoli la saldatura tra Napoli ed i comuni sopra citati è andata via via accentuandosi fino alla situazione attuale in cui i comuni costieri sono la continuazione dell’area metropolitana di Napoli. La più “feroce” urbanizzazione del vulcano è, comunque, un fenomeno relativamente recente. Dal secondo dopoguerra in poi, la totale disattenzione a tematiche di natura ambientale ha reso il Vesuvio il vulcano attivo più urbanizzato del mondo. Solo nell’ultimo decennio l’istituzione del Parco Nazionale del Vesuvio ha segnato il primo passo per una corretta gestione della “risorsa Vesuvio”.
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