• la flora spontanea

Il complesso Somma-Vesuvio è l’unico vulcano ancora attivo dell’Europa continentale. La flora, anche se caratterizzata da poche specie endemiche, poiché si tratta di un complesso di recente formazione, presenta caratteristiche spiccatamente mediterranee. Dal dopoguerra in poi, il forte effetto dell’influenza umana, soprattutto nell’area vesuviana, ha comportato una notevole riduzione della biodiversità. Censimenti effettuati recentemente hanno segnalato circa 1000 specie appartenenti a 100 diverse famiglie. Inoltre, nella stessa area circa 300 specie, segnalate in precedenza, non sono state più ritrovate, e poco più di 100 specie nuove, di comune diffusione, si sono spontaneizzate.

Tra le specie presenti meritano attenzione particolare:
Sambucus nigra
Il Sambuco è un arbusto cespuglioso perenne e rustico che raggiunge anche i 6 metri in altezza e 6 metri di diametro. Le foglie sono ovali, divise e dentellate. I fiori, che compaiono all'inizio dell'estate, sono biancastri, di piccole dimensioni e caratterizzati da un profumo delicato. I frutti sono tondi nero-violacei. Il Sambuco può resistere anche a temperature inferiori ai 10-15 ° C e grazie alle proprie caratteristiche si adatta a vivere bene nella maggior parte dei climi temperati. Rilevante è l'utilizzo del Sambuco in cucina e in medicina, laddove vengono sfruttate al meglio le proprietà dello stesso, soprattutto a livello di coadiuvante della digestione. Da non trascurare tuttavia il fatto che se ingerite in grandi quantità le bacche e le foglie della pianta possono essere dannose per l'organismo.
Helichrysum litoreum
L’Elicriso raggiunge i 50-60 cm di altezza, i fusti sono eretti, rigidi, grigio-blu e sono ricoperti da foglie oblunghe o lanceolate, dello stesso colore dei fusti. I fiori sbocciano dalla primavera fino alla fine dell'estate, solitari o a mazzetti, sono di colore giallo-oro e hanno petali lucidi, di aspetto cartaceo. L’elicriso ama luoghi soleggiati o a mezz'ombra, necessita di terreni ben drenati, leggeri e ricchi.
Crataegus monogyna jacq.
Arbusto spinoso ramificato, alto 5-7 metri, le foglie sono lucide, verde chiaro con i margini seghettati. Fiorisce in maggio, i fiori sono bianchi e profumati; i frutti piccoli, color rosso vivo, maturano in autunno. É una pianta che ama le alte temperature, ma tollera bene il freddo invernale. Nell’area vesuviana è sempre stato utilizzato come portinnesto per diverse specie coltivate tra cui: Crataegus azarolus (azzeruolo), Sorbus domestica (sorbo), Pirus communis (pero).
Originario dell'Europa, il genere Crataegus comprende duecento specie di alberi e arbusti rustici con rami spinosi e foglie decidue. Vi appartengono piante robuste resistenti ai fumi, ai gas e ai venti. I fiori possono essere bianchi, rosa o rossi a cinque petali, di forma appiattita, riuniti in corimbi composti.
Acer obsatum subsp. Neapolitanum
Albero della famiglia delle aceraceae alto fino a 20 mt con chioma densa, foglie decidue ed opposte a 5 lobi, corteccia screpolata negli esemplari adulti e di colore grigio purpureo.
Alnus cordata
L’Ontano napoletano è un genere di pianta della famiglia delle  betulaceae. La corteccia appare di colore grigio, liscia negli individui giovani. Sono alberi generalmente di piccola taglia e colonizzatori di terreni poveri grazie al loro potere di azoto fissazione. L’ontano napoletano cresce principalmente nell’Italia meridionale in cui ritrova il suo migliore habitat.
Ostrya carpinifolia

Il Carpino nero è presente principalmente sui versanti più freschi del Monte Somma, privilegia infatti terreni esposti a nord, freschi ed ombreggiati. E’ un albero caducifoglie alto fino a 15-20 mt e ha un legno rosiccio e duro.
Quercus ilex
Il Leccio è un albero sempreverde della famiglia delle Fagacee. I frutti, detti ghiande, sono circondati alla base da una cupola di squame saldate e vengono utilizzati nell'alimentazione dei suini.

Sul versante del Monte Somma, dove il microclima è più umido e fresco e il terreno più fertile, sono, infine, presenti il Castagno (Castanea sativa) e la Roverella (Quercus pubescens): il nome indica la minor taglia della pianta rispetto alla rovere, con la quale a volte è confusa. La roverella è un albero di terza grandezza, sino a 20 mt, è abbastanza longevo, ma in genere meno del rovere.
Singolare è la storia dell’Alianto (Ailanthus altissima, fam simaroubaceae), noto anche come l’albero del paradiso. È stato introdotto nell’800 per sopperire alla moria di gelsi che interessò l’intera area e che fornivano alimento per gli allevamenti locali di bachi da seta, la cui fibra costituiva la materia prima per le filande di Sarno. Si tentò di piantare l’alianto, simbionte con un'altra specie di bombix anch’esso in grado di produrre un filo paragonabile alla seta, ma l’insetto non si adattò all’ambiente, mentre l’alianto trovò terreno fertile per la sua rapida espansione. Oggi è una delle infestanti più temibili.
Una pianta che imprime sicuramente tantissimo sul paesaggio botanico è il Pino domestico (Pinus pinea). Questa essenza è stata introdotta nel 1850 in maniera massiccia per il rimboschimento.
Frutto di rimboschimenti è anche la Robinia (Robinia pseudoacacia). E’ una leguminosa totalmente estranea all'originario ecosistema vesuviano, presenta una buona adattabilità a qualsiasi tipo di terreno ed è usata molto per consolidare pendici franose. la sua natura infestante, la capacità e la rapidità di crescita anche in condizioni di clima siccitoso, l'hanno rapidamente trasformata in un temibile nemico per le specie autoctone. 
 
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