• la silvicoltura

Sino ad un secolo fa all'incirca i boschi del Vesuvio venivano intensamente sfruttati per soddisfare la richiesta di legname necessario sia per il riscaldamento delle case, che per alimentare i forni, con un conseguente sostanziale sfoltimento dell'originaria vegetazione mediterranea, sostituita, soprattutto sul versante sud occidentale, da pinete impiantate a partire dalla seconda metà dell'800, tra i 200 e i 900 metri di altitudine.
Col venir meno delle risorse legate alle concessioni dello sfruttamento del legname ne è sorta un'altra legata ai pini: la raccolta e la commercializzazione delle pigne da pinoli. L'utenza di questo prodotto è per la maggior parte rappresentata da produttori di pasta fresca, pasticcieri, ma non dimentichiamo che il pinolo è soprattutto un ingrediente per salse, infatti la Liguria è la regione guida nella domanda essendo il pinolo essenziale per la preparazione del tipico pesto alla genovese.
Le pinete vesuviane non offrono altre risorse tali da far sviluppare delle vere e proprie attività economiche, ma ciò non significa affatto che siano del tutto prive di sorprese e tra queste la più significativa e sicuramente la più gustosa è rappresentata dai funghi. Le correnti fresche provenienti dal mare, che contribuiscono a temperare il clima sia d'estate che d'inverno, e il terreno vulcanico piuttosto fertile, grazie alla presenza di numerosi composti minerali e organici, creano le condizioni favorevoli per un'abbondante crescita di funghi. Sul Vesuvio a una quota variabile tra i 100 e i 900 metri sono stati censiti  più di 75 generi di funghi e 214 specie, alcune delle quali molto rare ed interessanti, soprattutto nei mesi di novembre e aprile (statisticamente i più piovosi). Una piccola e appetitosa risorsa dei boschi è, quindi, a disposizione di chi voglia andare alla sua ricerca e abbia la capacità di saper distinguere i funghi commestibili da quelli tossici.  



 
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