• il Gelso

Introdotto e naturalizzato in tutta l’area mediterranea per l’allevamento del baco da seta e per i frutti saporiti, il gelso (Morus celsa,), nelle due varietà alba e nigra, appartiene alla famiglia delle Moracee ed è originario dell’Oriente. Un tempo era convinzione che i gelsi potessero curare molti mali. Racconta Plinio che i frutti acerbi del gelso nero, portati addosso, arrestavano le emorragie, mentre con quelli maturi si preparava l’arteriace, un medicamento che combatteva mal di gola e disturbi di stomaco. Spesso le due varietà vengono confuse, ma rispetto alla varietà alba il gelso nero ha more più succose e rinfrescanti.
I lunghi filari di gelsi, sopravvissuti fino alla metà del secolo scorso, sono stati abbattuti con la fine dell’allevamento dei bachi. Oggi sopravvivono solo esemplari isolati, ma in alcune regioni italiane le more nere vengono ancora utilizzate per preparare deliziosi sorbetti, sciroppi e confetture.
Un tempo, nei vicoli e nelle stradine di Napoli, risuonava la voce del ‘o ceuzare oppure cevezajuole (venditore ambulante di gelse) che, proveniente per lo più dall’entroterra vesuviano, con grandi ceste colme di gelse appena colte, esaltava ‘e ceveze bianche e nere gridando:  "Ceuze annevate, a 'nu ranille 'o quarte, ca squisitezze" (gelse innevate, ossia ricoperte di brina mattutina, al costo di un grano - moneta di rame - al quarto, che dolcezza); "Tengo 'o mèle e te pitte 'e russe 'o musse, ca ciucculata!” (ho il miele che ti  tinge le labbra di rosso, che cioccolata).

Stagionalità: agosto

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