• il Noce

Ben acclimatato sui versanti più freschi del Monte Somma è il noce (juglans regia), che riveste anche un ruolo importante come pianta di interesse agricolo. E’ una pianta di origini antichissime, proveniente dalle regioni dell' Asia sud-occidentale, molto vigorosa, che può raggiungere anche i 30 metri d'altezza.
Caratterizzata da tronco solido, alto, diritto, portamento maestoso,  presenta una radice robusta e fittonante.
 Le foglie sono caduche, composte, alterne (formate da 5-7-9 e, più raramente, 11 foglioline). Predilige terreni profondi, freschi e ben drenati, teme i ristagni d'acqua, resiste bene al freddo anche se predilige climi miti.
Il frutto è una drupa, composta dall'esocarpo (mallo) carnoso, fibroso, che annerisce a maturità e libera l'endocarpo legnoso, cioè la noce vera e propria, costituita da due valve che racchiudono il gheriglio con elevato contenuto in lipidi. Il frutto è consumato allo stato fresco o essiccato su graticci al sole. La raccolta avviene nei mesi di ottobre-novembre, appena il mallo inizia a staccarsi.
La tradizione vuole che i frutti, non ancora maturi, siano raccolti nella notte di San Giovanni (24 giugno) per la preparazione del nocillo: si raccolgono le noci più integre (ancora chiuse nel mallo), direttamente dagli alberi, che vengono tagliate in 4 parti, poste in infusione nell’alcol in vasi di vetro insieme ad altre essenze selvatiche ed esposte dal sole per 40-60 giorni. Secondo gli erboristi, in questo periodo  la noce si trova nel suo momento migliore con i profumi derivanti dalla maggior presenza di linfa, oli e vitamine, ma affascina di più il racconto che attribuisce la scelta della data al solstizio d’estate che per il calendario precedente a quello Gregoriano non cadeva il 21 giugno, ma il 24. In questa notte, che vede trionfare la luce sulle tenebre, le streghe si raccoglievano sotto i rami degli alberi di noce per demoniaci sabba.

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